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La Valle Umbra e il fiume Clitunno

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La Valle Umbra è un grande e complesso bacino idrografico compreso tra Spoleto e Torgiano.

 

Un aspetto della Valle Umbra: le Canapine di Trevi, limitate dallo scorrere del fiume Clitunno (a destra nella foto - foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

Una valle dal clima mite, con la dorsale antiappenninica che la protegge dai venti di nord-est.

Una mitezza che gli olivi confermano con la loro costante presenza su tutta la fascia collinare, fin oltre i 600-700 metri di quota.

In quest’area scorre il torrente Marroggia.

A valle di Spoleto il corso riceve le acque del torrente Tessino e poco a settentrione di Casco dell’Acqua si arricchisce con il flusso di un altro torrente, il Tatarena, che ha già raccolto le acque dei fossi Ruicciano e Cocogne a nord di Cannaiola; cambia nome e assume quello di Teverone.

Ben presto riceve il contributo del fiume Clitunno, a cui le ricche sorgenti donano una certa regolarità della portata, e diviene Timia.

Questa valle non è segnata solo dallo scorrere, talora prepotente e a volte divagante, del Marroggia; a rendere ancora più complesso il sistema idraulico che ne ricama l’aspetto, intervengono anche il fiume Topino, che si unisce al Timia sotto Bevagna, e il Chiascio.

In questo confluisce, infine, lo stesso Topino nei pressi di Torgiano, per immettersi, poi, nel livello di base di questo ampio bacino: il fiume Tevere.

Il fiume principale della Valle Umbra meridionale è il Clitunno: un corso di acqua perenne, lungo circa 16 km, originato da sorgenti.

 

Il fiume Clitunno (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

Tobias Smollet, scrittore scozzese che transitò in Valle Umbra nell’anno 1764, così descrive la valle e il fiume che la attraversa: «... La strada tra Spoleto e Foligno è buona e attraversa una pianura incantevole, ben coltivata e che abbonda d’olio, vino, grano e bestiame; essa è irrigata dal pastoral fiume Clitunno che nasce da una roccia presso la strada maestra e scorre in due o tre ruscelli separati...».

Il Clitunno nasce da essurgenze che affiorano attraverso i depositi della pianura e convogliano in questi luoghi le acque carsiche raccolte nella struttura calcarea del monte Serano, che raggiunge la quota di m 1429 s.l.m.
Sono sorgenti quantitativamente ricche che emergono là dove la pianura ha uno stacco morfologico deciso rispetto alle dorsali carbonatiche d’alimentazione.

Una faglia diretta, frutto della tettonica distensiva plio-pleistocenica, delimita la Valle Umbra e disloca, con un rigetto verticale di circa 2.000 m, le strutture geologiche più antiche: esito di quegli eventi compressivi che hanno disegnato il sistema orografico presente ad oriente della pianura.

Meno di 5 km separano le principali aree sorgive dalla vetta delle montagne; è la morfologia a narrarci l’intersezione tra i fenomeni compressivi, come piegamenti e sovrascorrimenti, che hanno originato i monti, e i più recenti fenomeni distensivi che hanno delineato le valli.

Il paesaggio che osserviamo oggi, puntando lo sguardo sulla pianura e scorrendo con gli occhi fin sulle vette del sistema orografico che la circonda, è anche il frutto di un migliaio (circa) di eventi sismici simili, per energia liberata, alla crisi tellurica che ha coinvolto e sconvolto per vari mesi questa parte dell’Umbria a partire dal 26 settembre 1997 e che, da sola, ha prodotto una subsidenza dei bacini sedimentari quaternari di circa 50 cm [comunicazione orale del prof. Massimiliano Barchi, Università degi studi di Perugia - Sellano 2007].

Le principali sorgenti che alimentano il fiume Clitunno emergono, a valle, in corrispondenza del nucleo della struttura geologica compressiva riferibile alla dorsale dei monti Puranno-Cervara-Brunette-Serano.

Le sorgenti del Clitunno hanno complessivamente una portata media annua di circa 1.400-1500 l/sec.
Le principali sono le 'Fonti' e  'il Tempio'.

Le 'Fonti', costituite da un’ampia zona sorgiva, con una portata media di circa 900-1000 l/sec, alimentano il laghetto omonimo e quindi il fiume Clitunno che, nella sua parte iniziale, è costituito da tre rami principali che confluiscono, poi, in un unico alveo qualche chilometro a valle delle fonti.

Osservando il fondo del laghetto si possono notare delle profonde buche a forma d’imbuto: queste sono il risultato dell’affioramento delle polle idriche dal fondo sedimentario che, grazie ad una forte corrente verticale risalente, impedisce il deposito dei sedimenti nell’area di emersione.

La profondità di tali buche può superare i quattro metri.

Per il resto del bacino le acque hanno una profondità inferiore che diminuisce in prossimità delle sponde. 
Le 'Fonti' hanno un carattere solfato-alcalino-terroso ed emergono, con una temperatura media di 12°C, ad una quota di circa m 225 s.l.m., ai piedi del monte Serano. Hanno un ritardo di circa cinque-sei mesi rispetto alle piogge, a testimoniare l’ampio bacino di alimentazione e la profondità raggiunta nella circolazione idrica sotterranea.

La sorgente 'il Tempio' (portata media annua di circa 400-490 l/sec) contribuisce a rifornire la rete acquedottistica (per circa 50 l/sec - dati regione Umbria), a servizio di una parte del territorio locale (Comuni di Campello sul Clitunno e Trevi) e per la restante parte partecipa a sua volta alla portata complessiva del fiume Clitunno.

'Il Tempio', localizzata al fianco del Tempietto sul Clitunno, ha acque di tipo bicarbonato-calcico, con residuo fisso minore rispetto a quello delle 'Fonti' e una temperatura inferiore di mezzo grado (11,5°). Ha un ritardo rispetto alle piogge di circa 20-30gg, a testimoniare la maggiore superficialità della falda, che è difatti influenzata più direttamente dagli eventi meteorici, pluviali e nivali.


Queste differenze ci indicano chiaramente la loro provenienza da due circuiti idrici sotterranei differenti, con le acque che alimentano le 'Fonti' che vanno evidentemente ad interessare anche i livelli evaporitici che si trovano alla base della Serie carbonatica Umbro-Marchigiana (Formazione delle Anidriti di Burano, così chiamate perchè sono state studiate in prossimità di questa località sita nel comune di Gubbio).

Queste sorgenti del Clitunno sono del tipo così detto di sbarramento (legate, nel caso specifico, alla faglia diretta, frutto della tettonica distensiva plio-pleistocenica, sopra citata).

Accanto alle due emergenze principali ricordiamo anche tre scaturigini minori, poste a diverse altezze rispetto alla pianura: 'Sant’Arcangelo' che affiora ad una quota di circa m 551 s.l.m. con una temperatura di 12,5°C, i 'Pisciarelli' che emerge alla quota di m 837 s.l.m. con una temperatura di 7,7°C e 'Fontanelle', localizzata all’altezza di m 1174 s.l.m., che fuoriesce con una temperatura di poco superiore.     
Si tratta di sorgenti che apportano complessivamente circa 100 l/sec e contribuiscono in maniera modesta alla portata complessiva del fiume.

Nella zona di Pietrarossa, lungo la riva del sacro fiume Clitunno, sorgevano i bagni che Augusto donò agli Spellani. In quei tempi il fiume Clitunno aveva sin dalle scaturigini una portata e un’ampiezza che lo rendevano navigabile nei due sensi.

 

la chiesa di Santa Maria di Pietrarossa (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

L’energia della corrente era tale che le imbarcazioni lo discendevano senza l’uso dei remi, mentre occorreva molta forza di braccia per risalire verso la sorgente: «… Dal Clitunno si poteva raggiungere Roma con imbarcazioni (Caligola lo fece nel 40 d.C.)...».

La crisi sismica del 446 d.C., ridusse di molto la portata sia del fiume Clitunno, sia di altri corsi d’acqua, che una volta dovevano essere probabilmente navigabili e che ora non lo sono più.
Questa crisi, che secondo alcuni autori si deve datare al 440 d.C., afflisse la regione europea per circa sei mesi.
Per dovere di cronaca ricordiamo anche che circa ottanta anni prima, nel 365 d.C, un altro terremoto aveva sconvolto la nostra valle distruggendo la Trevi de planu.

Il fiume Clitunno anticamente era detto Cleoton, Cleo o Cliton.     
In Trevi Antica troviamo che il nome   Clitumnus deriva da   Clit-umnus (umnus = amnis = fiume) con il significato, quindi, di fiume Clit.

Questo corso d’acqua era rinomato per i candidi buoi, allevati lungo le sue rive, animali molto apprezzati dagli antichi romani, quali vittime sacrificali per i trionfi bellici.  
Li utilizzavano con le corna dorate, ornati di bende e ghirlande fiorite, per ringraziare gli dei delle conquiste effettuate.     
Publio Virgilio Marone così racconta: «… Da qui, o Clitunno, le bianche greggi e il toro, che era la vittima maggiore, bagnati dalla tua sacra corrente, trassero ai templi degli dei i trionfi romani...».

L’antico Cleoton era diviso in due parti, una sacra comprendente la zona delle sorgenti, destinata ai riti e ai culti, l’altra profana (contenente anche la località Pietrarossa) dedicata ai bagni e ai divertimenti.
Secondo alcuni autori la zona di demarcazione tra queste due porzioni si poteva individuare nella località Lapigge, toponimo che potrebbe derivare dal termine latino Pons lapideus (Ponte di Pietra).
Secondo altri, tuttavia, il ponte in questione era invece il Ponte Maggiore, in località Faustana.

Era il 1852 [Clitunno Arte e Poesia, 1987 – gli ultimi lavori indicano che questa opera fu realizzata probabilmente nel decennio successivo, tra il 1860 e il 1865, anche considerando il periodo in cui furono importati i salici dall’isola di Sant’Elena], quando il conte Paolo Campello volle ridonare alle Fonti del Clitunno l’impianto scenografico-paesaggistico narrato da Plinio, che possiamo oggi ammirare: «Io feci togliere molta terra affinché quello che allora dicevano 'pozzo piano' si potesse praticare con battello. Fatte indietreggiare le ripe, prese l’aspetto di lago dal più limpido fondo che si direbbe di zàffiri e lapislazzuli».

Qui, polle d’acqua limpidissima formano un piccolo lago, contornato da rive erbose, ombreggiato da salici e pioppi, i primi importati nell’ormai lontano 1865 dall’Isola di Sant’Elena.

Un ambiente che racchiude aree sorgive e un laghetto naturale, in parte circondato da fossi e canali che delimitano piccolissime zone prative umide e palustri.

Luoghi resi famosi da incisori e pittori, come Poussin, Minardi, Wilson, Corot. Luoghi descritti da Plinio il Giovane e cantati da Lord Byron. Luoghi poeticamente ricordati da Carducci nella sua Ode alle Fonti del Clitunno: «...   Oscure intanto fumano le nubi / su l’Apennino: grande, austera, verde  / da le montagne digradanti in cerchio / l’Umbria guarda...».

Nei pressi della sorgente 'il Tempio', sorge il Tempietto sul Clitunno, piccolo edificio dalle sorprendenti forme classiche.
Forse rielaborazione di un tempio pagano o di una chiesa cristiana antica dedicata al Salvatore fu danneggiato più volte dal terremoto, perdendo pezzi importanti del suo patrimonio architettonico.
La costruzione dell'edificio cristiano è stata attribuita al IV-V (secondo alcuni la datazione sarebbe tuttavia al VII secolo); la maggior parte degli ornamenti scolpiti sono, a differenza di altre opere architettoniche longobarde, manufatti originali e non semplici reimpieghi di elementi di età romana. Vi sono inoltre presenti affreschi databili al VII secolo (il Salvatore tra i santi Pietro e Paolo e Angeli).

L'insieme fa parte del sito  'Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)', comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, presenti in varie località italiane (una è a Spoleto) la cui candidatura alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco è stata accettata, in via iniziale, nel marzo 2008.

 

IL FIUME CLITUNNO, I SUOI RAMI

A Casco dell’Acqua il fiume Clitunno si divide in due rami.
Prima della divisione, il fiume si allarga quasi a formare un minuscolo laghetto, realizzato con delle paratie che servivano a regolare l'afflusso per alimentare il molino di Casco dell'Acqua.

La biforcazione di Casco dell'Acqua fu realizzata dall’uomo tramite opere murarie e saracinesche, dopo l'abitato.
Lo sbarramento creato per regolare la ripartizione delle acque obbligò a realizzare un salto del fiume, detto 'casco', da cui derivò il nome di questa località.

 

il fiume Clitunno (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)



Il ramo principale del Clitunno (detto anche Clitunno-Meandro) prosegue verso Bevagna; nei pressi di questa città una recente opera idraulica, il 'nuovo' Sportone Maderno (opera realizzata dal Consorzio della Bonificazione Umbra negli anni '90 del secolo scorso), regola direttamente l'afflusso delle acque dell'Alveolo nel torrente Teverone.

Il fiume Clitunno, a seguito dei nuovi interventi, raggiunge Bevagna più pulito, non avendo ricevuto le acque di scolo della valle che, come noto, sono raccolte dall'Alveolo o Alviòlo (che raccoglie anche le acque del depuratore di Foligno).

Il 'vecchio' Sportone Maderno, ora praticamente in disuso, disciplinava, invece, il deflusso nel Teverone-Timia del fiume Clitunno già arricchito delle acque dell'Alveolo.

Questa opera fu realizzata per soddisfare: sia le esigenze di Bevagna di avere acqua per i propri molini, regolando al contempo il deflusso del fiume nella città (senza rischiare alluvionamenti) sia quelle di Foligno e Trevi che avevano la necessità di far scorrere le acque nella piana per evitare pericolosi impaludamenti.

Per inciso ricordiamo che il nome Sportone Maderno deriva dal nome dell'architetto (Carlo Maderno) che ne autorizzò la realizzazione nel dicembre del 1600.

Nel suo percorso verso Bevagna il  Clitunno-Meandro attraversa l'agglomerato agricolo di Casevecchie di Foligno, antica azienda agraria edificata in uno dei punti più bassi della valle (circa quota m 208 s.l.m.) da Francesco Jacobilli, esperto in ingegneria idraulica, di antica e nobile famiglia folignate.

Francesco Jacobilli acquistò questa vasta tenuta di circa 1500 ettari, allora completamente paludosa, e la bonificò in circa tre anni, tanto da renderla abitabile e produttiva: secondo le cronache  di Ludovico Jacobilli (storico e letterato vissuto a cavallo tra il 1500 e il 1600, a cui è dedicata la Biblioteca diocesana 'L. Jacobilli' di Foligno, che prese il via dal lascito di oltre 5.000 volumi fatto dallo stesso sacerdote folignate, una delle più antiche e importanti biblioteche italiane) «… il detto Francesco ridusse a più totale perfectione questi paludi l’anno 1566».

Il secondo ramo del fiume Clitunno - quello di sinistra - passa sotto il Marroggia-Tatarena tramite un condotto, circa laddove questi torrenti si uniscono nel Teverone.

Il condotto è detto 'Botte dell’Occhio', in prossimità del ponte omonimo; l'opera è ricordata da una grande epigrafe in marmo inserita nel muro dell'opera che sorregge la sponda destra del corso d'acqua.

 

Il secondo ramo del fiume Clitunno - quello di sinistra - passa sotto il Marroggia-Tatarena tramite un condotto, circa laddove questi torrenti si uniscono nel Teverone. Il condotto è detto “Botte dell’Occhio”, in prossimità del ponte omonimo; l'opera è ricordata da una grande epigrafe in marmo inserita nel muro dell'opera che sorregge la sponda destra del corso d'acqua (foto di Giampolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

Questo secondo ramo del fiume Clitunno scorre parallelo al torrente Teverone per circa 6 km e si dirige verso la Torre di Montefalco.

Qui alimenta un molino, tanto che venne denominato Forma del Molino di Montefalco, e continua verso Bevagna, nei cui pressi confluisce ancora una volta nel Teverone-Timia, che alla fine raccoglie complessivamente le acque del fiume Clitunno.

Anche per questo ramo, la Forma del Molino di Montefalco, ci furono grosse liti e guerre tra Montefalco e Trevi, perchè ancora una volta le esigenze dei Comuni erano diverse: Montefalco voleva lo stramazzo che alimenta il molino più alto per avere più forza idraulica motrice per l'attività molitoria Trevi lo voleva più basso possibile, per facilitare lo scorrimento delle acque ed evitare in conseguenza pericolosi impaludamenti dei propri terreni vallivi, sia per fini agricoli, sia per motivi di salute pubblica (presenza di malaria nelle aree paludose).

Ricordiamo tutte le lotte tra i comuni che hanno caratterizzato la storia della Valle Umbra per le diverse esigenze: da una parte di bonifica dei terreni, dall'altra di assicurare l'attività dei molini...

Non solo, ma anche perchè la riuscita di ogni intervento di bonificazione è strettamente legato alla realizzazione di altre opere (o alla non realizzazione delle stesse) nei territori contermini, in quanto il bacino idrografico di un fiume, così come una valle che racchiude più corsi d'acqua, deve essere considerato (e approcciato) come un sistema unico in cui ogni punto è interdipendente dagli altri.
(fonte www.treviambiente.it)

 

ASPETTI GEOGRAFICI

Sito di Interesse Comunitario pSIC n. 53 - codice IT5210053 - 'Fonti e Fiume   Clitunno'

Il primo tratto dell’asta fluviale del fiume Clitunno, dalle 'Fonti', nel comune di Campello sul   Clitunno, fino circa alla Chiesa Tonda in località Pigge, nel comune di Trevi, appartiene al Sito di Interesse Comunitario 'Fonti e Fiume Clitunno', proposto per l’inserimento nella rete ecologica europea 'Natura 2000'.

Questo sito è un piccolo complesso ambientale della Valle Umbra meridionale: ha, infatti, un’estensione di soli 0,189 Kmq.

È formato dalle aree sorgive, da un laghetto naturale, in parte circondato da fossi e canali che delimitano piccolissime zone prative umide e palustri, e dal primo tratto del fiume. 

ASPETTI GEOBOTANICI

Il sito 'Fonti e Fiume Clitunno' mostra uno dei migliori esempi regionali di vegetazione idrofitica sviluppata in ambito sorgivo, per ricchezza floristica e stato di conservazione.
Di notevole interesse è, comunque, tutta la vegetazione di questa area: vi sono presenti lembi di vegetazione idrofitica, elofitica (con piccoli e preziosi cariceti) e igro-nitrofila.


Tra le entità floristiche di maggior rilievo naturalistico si ricordano:   Hippuris vulgaris, idrofita presente in Umbria solo in altre due stazioni,   Myriophyllun spicatum,   Myriophyllum verticillatum, Carex acutiformis, specie rare a livello regionale, e Iris pseudacorus, specie non comune e di particolare significato fitogeografico.

 

Iris pseudacorus lungo il fiume Clitunno (foto di Giampolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

HABITAT COMUNITARI (ambiente fisico)

Sono quelli dei fiumi delle pianure e montani, con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion (3260), e dei laghi eutrofici naturali (3150).

 

ASPETTI FAUNISTICI

Nel tratto compreso tra le 'Fonti' e Pigge, la specie ittica dominante è la trota fario; tra le specie comuni è ricordata la presenza del ghiozzetto di ruscello e del vairone, mentre tra quelle meno comuni/rare l’anguilla, il barbo tiberino, il cavedano, lo spinarello, la lampreda e la rovella.

Il tratto seguente, sino all’intersezione con il fiume Timia, è caratterizzato dal barbo tiberino e dal cavedano; tra le altre specie dominanti sono citati il ghiozzetto di ruscello e il vairone, con la rovella inserita tra le specie comuni.

Tra le specie meno comuni/rare sono indicate la trota fario, l’anguilla, lo spinarello, il cavedano etrusco, il cobite e la tinca.

Tra le specie alloctone, infine, sono citate l’alborella, il carassio, la carpa, la gambusia e la lasca.

(fonte Orsomando E., Ragni B., Segatori R.  Siti Natura 2000 in Umbria - manuale per la conoscenza e l’uso, Perugia, 2004)

articolo a cura di Tiziana Ravagli e Giampaolo Filippucci

Parole chiave: Clitunno - Valle Umbra - ambiente - territorio - paesaggio - flora - fauna - habitat
 

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