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Il sedano nero di Trevi

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A Trevi, in una porzione pianeggiante di valle compresa tra la romana via Flaminia e il fiume Clitunno, si coltiva il sedano nero di Trevi, un prodotto di qualità, ricco di storia e tradizioni che potrebbe aspirare a ricevere un marchio di riconoscimento.

 

La coltivazione del sedano nero di Trevi (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

L’aggettivo ‘nero’ deriva dal carattere fisiologico ancestrale di mantenere le coste verdi fino al termine della fase vegetativa, che corrisponde alla maturazione del prodotto (varietà ‘non autoimbiancante’), se non sottoposte ad ‘imbianchimento’, pratica agronomica realizzabile mediante molteplici tecniche alternative di eziolamento. La maggior parte delle attuali varietà commerciali (élite) è invece del tipo ‘auto-imbiancante’.

 

Imbianchimento del sedano nero di Trevi secondo lla tecnica tradizionale della legatura-rincalzatura (foto di Gildo Castellini)

 

Nella Valle Umbra il sedano è coltivato con tecniche tradizionali, a basso impatto ambientale e ad alto impiego di mano d’opera, su terreni molto fertili, particolarmente vocati alla coltivazione di specie orticole.

Attualmente la coltivazione di questa varietà è praticata perlopiù da pochi vecchi agricoltori su una superficie modesta, tuttavia non mancano esempi di giovani imprenditori intraprendenti e molto motivati, decisi a conservare e tramandare nel tempo la coltura del sedano e le tradizioni culturali ad essa indissolubilmente legate.

Il sedano era già coltivato per usi non alimentari nell’antichità ma fu ridomesticato come pianta ortense proprio in Italia solo alla fine del XVI sec., risultato della selezione per il carattere mendeliano ‘piccioli solidi’.

Appartengono alla specie Apium graveolens L., l’unica coltivata del genere Apium, tre varietà botaniche:

  • A. graveolens L. var. dulce (Miller) Pers. (sedano da costa)
  • A. graveolens L. var. secalinum Alef. (sedano da taglio)
  • A. graveolens L. var. rapaceum (Miller) DC. (sedano rapa)

 

Le tre varietà di sedano (foto di Gildo Castellini)

 

Il sedano è una pianta erbacea a ciclo biologico biennale. In realtà la durata del ciclo dipende dagli obiettivi per i quali è coltivato. In produzione ortiva la durata del ciclo è annuale, in produzione da seme è biennale.

È allevato in coltura principale o intercalare, in pieno campo o in coltura protetta.

Nel primo anno la pianta produce abbondanti radici fascicolate molto ramificate e un fusto molto raccorciato sormontato da una rosetta di foglie (impari) pennato-composte con margine dentato-lobato, romboidali, glabre, lisce e lucide.

Le foglie sono dotate di un lungo picciolo carnoso, pieno, allargato alla base, concavo sul ventre e solcato da nervature sul dorso, di color verde o giallo, a tonalità variabile e, talora, pigmentato di rosso alla base.

Nel secondo anno, dopo aver subito un periodo di basse temperature dell’ordine di 5-7°C (vernalizzazione), la pianta passa dalla fase vegetativa a quella riproduttiva.

L’emissione dell’asse fiorale trasforma radicalmente l’aspetto della pianta.

Il fusto cresce eretto e ramificato, glabro e angoloso, alto circa 0.5-1 m, cavo all’interno e solcato all’esterno, con foglie alterne più piccole di quelle del primo anno; su di esso si sviluppano innumerevoli infiorescenze sub-sessili sia in posizione terminale che opposte alle foglie.

Una pianta può avere centinaia di ombrelle fiorali composte formate da 10-20 ombrellette ciascuna delle quali può portare circa 10-15 fiori e ogni fiore può generare un diachenio (un frutto contenente due semi).

Difficile stabilire il numero esatto di semi per pianta, ma si tratta di un numero che può essere a sei cifre.

 

Semi di sedano nero di Trevi ingranditi (foto di Gildo Castellini)

 

La fioritura avviene in tarda primavera e procede in modo scalare dalla periferia verso il centro dell’ombrella.

Il sedano è una pianta prevalentemente allogama (70%) ad impollinazione entomofila ed anemofila.

I fiori sono visitati costantemente da ditteri con proboscide corta e da altri insetti pronubi (coleotteri e imenotteri) attratti dalla miriade di ombrelle e dal nettare prodotto dallo stilopodio (caratteristica struttura nettarifera a cuscinetto posta alla base degli stili).

 

Ombrelle fiorali di sedano nero di Trevi (foto di Gildo Castellini)

 

È una specie autofertile e l’autoimpollinazione avviene di norma tra fiori diversi della stessa pianta (geitonogamia).

Sulla base delle conoscenze acquisite, è possibile affermare che il sedano nero di Trevi, oltre a possedere elementi di tipicità e tradizione, derivanti da un lungo e continuo processo di conservazione e miglioramento condotto dagli agricoltori trevani, presenta tutti i requisiti per essere considerato una varietà locale.

La ricerca sulle origini storiche, la caratterizzazione varietale e la valutazione del grado di similarità genetica con altre cultivar, hanno reso possibile una più accurata descrizione dei caratteri relativi a tale germoplasma.

I risultati di questa ricerca consentono di includere il sedano nero di Trevi nella ‘tipologia I’ dei prodotti tipici, secondo la classificazione proposta dal Prof. Mario Falcinelli, che correla la tipicità al genotipo, all’ambiente e alla tradizione culturale: tutti i requisiti richiesti sono soddisfatti.

Gli studi condotti, pur non avendo affrontato tutti gli aspetti legati alla coltivazione, alla commercializzazione e alle caratteristiche bromatologiche e organolettiche del prodotto, hanno consentito di raccogliere elementi sufficienti ad annoverare il sedano nero di Trevi tra i prodotti di qualità umbri, destinati a conseguire un marchio di riconoscimento da parte della UE.

 

Il sedano nero di Trevi alla Mostra mercato di ottobre (foto di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli)

 

A tal proposito, è necessario sottolineare che l’attuale fattore limitante è costituito dalla ridotta superficie destinata alla sua coltivazione, pari a circa 2 ha, corrispondente a un quinto della superficie totale investita a sedano da costa nella zona di produzione.

Un ulteriore fattore di rischio per la conservazione del germoplasma locale è legato alla moltiplicazione del seme, prevalentemente praticata dagli agricoltori più vecchi, ormai ridotti a poche unità, alcuni dei quali hanno già interrotto l’attività agricola senza essere rimpiazzati dalle nuove generazioni.

In assenza di un’adeguata azione di tutela, il rischio di erosione genetica e di riduzione della biodiversità agraria è molto elevato.

Le strategie e le misure da adottare sono molteplici e vanno dall’iscrizione nel registro dei repertori regionali (è stato previsto, ma non ancora istituito, dalla Legge Regionale n. 25/2001 sulla tutela delle risorse genetiche autoctone d’interesse agrario), alla formazione di un consorzio dei produttori di sedano nero di Trevi.

(articolo di Gildo Castellini, tratto da Il sedano nero di Trevi. Un prodotto umbro di eccellenza - collana "Montagne di Libri" - Comunità montana dei Monti Martani e del Serano 2008 - [ISBN 9788890512216])

Nota della Redazione: da fine 2008, il sedano nero di Trevi è presidio slow food

 

Parole chiave: sedano - Trevi - Canapine - Clitunno
 

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